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PER GUARIRE DALLA NOMOFOBIA, LA SINDROME DA DISCONNESSIONE ( paura di trovarsi senza cellulare).

January 18, 2019

 

Le fobie sono paure incontrollabili e per lo più irrazionali che possono influenzare in maniera evidente la vita di chi ne soffre. Conosciamo di sicuro la claustrofobia, che è la paura degli ambienti chiusi, l’idrofobia come repulsione per l’acqua, e la (tristemente) ben nota xenofobia. 

Pochi, però, sanno cosa sia la nomofobia, per quanto tutti ne siamo ormai inevitabilmente soggetti. Si tratta della sindrome da disconnessione che si può descrivere sinteticamente come paura di trovarsi senza cellulare. Alzi la mano chi non soffre almeno un po’ all’idea di scordare il telefono a casa, chi non ha paura di vederselo sottratto, chi non ha mai temuto che si scaricasse proprio mentre era per strada.

Gli smartphone sono ormai diventati estensioni dei nostri arti superiori, palliativi per tutti gli stati di ansia, noia, attesa e imbarazzo durante i quali è più facile infilarci con lo sguardo nello schermo piuttosto che affrontare le nostre stesse emozioni. Le fotocamere sono lo specchio in cui riflettiamo ciò che vogliamo vedere di noi e ci servono per indagare, curiosare e paragonare la nostra vita a quelle degli altri;

La connessione costante ha scardinato i confini fra i Paesi e i fusi orari, ma ha anche abolito l’alternanza di giorno e notte e fra il tempo dedicato al lavoro e la nostra vita privata, facendoci vivere in una dimensione di allerta perenne, in un bisogno di essere e sentirci sempre presenti.

Gli effetti di questo rapporto ormai pervasivo con smartphone e tablet si fanno sentire anche sul piano fisico. 

I sintomi causati dall’avere la testa sempre china sullo schermo sono tensioni muscolari a livello delle spalle, rigidità alla nuca e fastidi nella zona cervicale. Tendiniti o sindromi del pollice da smartphone colpiscono chi stressa eccessivamente questa articolazione per inviare messaggi e digitare di continuo; mal di testa, fastidi agli occhi e addirittura problemi alla corretta produzione di melatonina, l’ormone necessario all’equilibrio sonno-veglia, sono invece dovuti alla costante esposizione alla luce di monitor e schermi di vario tipo.

Senza cedere agli allarmismi, le statistiche riportano dati che dovrebbero per lo meno farci riflettere: si stima infatti che il 57% delle persone controlli il telefono appena sveglio e che addirittura controlliamo lo schermo almeno 200 volte al giorno e, per recuperare il tempo perso a consultare notifiche, messaggi, mail e app varie abbiamo bisogno di due ore in più di lavoro. 

Siamo così ossessionati dalla paura di perderci qualcosa, che spesso non ci concentriamo su quello che ci sta raccontando la nostra migliore amica davanti a un caffè, sulla domanda che ci ha appena fatto il collega di scrivania, o su quello che ci chiede il nostro partner seduto a tavola di fronte a noi.

Per guarire dalla nomofobia, al pari di ogni dipendenza, può essere utile affrontare un percorso di disintossicazione: si può cominciare da semplici regole di buon senso, come spegnere il telefono durante la notte, guardare un intero film senza controllare le notifiche dei social o pranzare lasciando il cellulare nella borsa, ma si può anche pensare di concedersi qualche giorno offline.

TECHNOGYM.it

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