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COSA HA DETTO VERAMENTE L’OMS SUL CIBO ITALIANO “CHE NUOCE ALLA SALUTE”

July 23, 2018

Nei giorni scorsi sui giornali italiani era scoppiata la polemica attorno a una raccomandazione dell'OMS citata dal Sole 24 Ore. L'olio italiano è uno dei prodotti che sembravano nel mirino dell'Organizzazione Mondiale della Sanità

Il titolo era “Onu, agroalimentare sotto accusa. «Parmigiano e olio come il fumo»”.

Al suo interno si diceva che il cibo italiano come parmigiano reggiano, prosciutto di Parma, ma anche pizza, vino e olio d’oliva rischiavano di fare la fine delle sigarette: tassate e accompagnate da immagini disgustose sulle confezioni per ricordare che “nuocciono gravemente alla salute”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non ha però detto nulla di quanto riportato.

Nel report citato da varie fonti, “Time to deliver”, l’agenzia comunicava qualche accortezza da prendere per prevenire e aiutare chi offre di “noncommunicable deseases”, malattie non trasmissibili sorte a causa di abitudini alimentari sbilanciate che potrebbero essere più facilmente contenute. “Time to deliver” non cita mai esplicitamente alcun cibo specifico, italiano o straniero.

L’OMS non criminalizza determinati alimenti ma raccomanda politiche che promuovano un consumo parsimonioso degli alimenti che hanno alti contenuti di sodio, zuccheri o grassi saturi.

All’interno del report, l’OMS elenca una serie di modifiche alle abitudini alimentari e piccole attenzioni che si potrebbero facilmente adottare contro l’abuso di tabacco e alcol, ma anche diete poco salutari, mancanza di attività fisica. Si propongono poi terapie per la cura di malattie cardiovascolari, diabete e cancro.

Il report consiglia, tra le altre cose, di ridurre l’assunzione di sale attraverso una serie di iniziative: la riformulazione dei prodotti alimentari al fine di contenere meno sale, la creazione di un ambiente favorevole in strutture pubbliche per consentire di fornire opzioni di sodio più basse e l’implementazione di un’etichettatura sui pacchetti.

In un altro punto del documento dell’agenzia ONU si consiglia vagamente ai governi di collaborare coi produttori di cibo e bevande per “l’etichettatura e la regolamentazione della commercializzazione” dei prodotti meno salutari.

Si consiglia anche di “limitare la commercializzazione di prodotti non salutari (quelli contenenti una quantità eccessiva di zuccheri, sale, grassi saturi e trans) ai bambini”.

Infine, l’OMS sottolinea che si potrebbero prendere in considerazione incentivi e disincentivi fiscali per incentivare stile di vita più salutari, spingendo verso consumo di prodotti sani e limitando la commercializzazione, la disponibilità e il consumo di prodotti non salutari.

www.tpi.it

 

 

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